Che cos’è la plusdotazione

Il fenomeno della plusdotazione risulta ancora scarsamente conosciuto nel nostro Paese. Le stime sulla prevalenza variano in relazione ai criteri utilizzati per definire e identificare l'alto potenziale cognitivo e la plusdotazione. Secondo le Linee Guida del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi, i bambini ad alto potenziale cognitivo (QI superiore a 120) rappresentano circa il 5% della popolazione, mentre quelli identificati come plusdotati (QI superiore a 130) circa il 2%.

Uno dei pregiudizi più comuni è quello secondo cui possedere un alto potenziale intellettivo comporti automaticamente una garanzia di successo nella vita.

In realtà, avere elevate capacità cognitive non significa necessariamente avere un percorso scolastico brillante, raggiungere risultati eccezionali o riuscire spontaneamente a trasformare le proprie capacità in talento.

La relazione tra potenziale, sviluppo e realizzazione personale è molto più complessa e coinvolge caratteristiche individuali, interessi, motivazione, ambiente familiare e scolastico e opportunità di apprendimento.

Plusdotazione: non significa semplicemente “essere molto intelligenti”

Il termine plusdotazione viene utilizzato per descrivere una condizione caratterizzata da capacità cognitive significativamente superiori alla media, ma non esiste un'unica definizione universalmente condivisa di giftedness.

Una definizione basata esclusivamente sul quoziente intellettivo, per esempio, considera tradizionalmente come riferimento un QI pari o superiore a 130, che corrisponde approssimativamente al 2% della popolazione. Tuttavia, questo valore rappresenta un criterio utilizzato in alcuni approcci per l'identificazione della plusdotazione e non una soglia universalmente condivisa. Altri modelli utilizzano infatti una concezione più ampia dell'alto potenziale, prendendo in considerazione anche differenti domini cognitivi e le caratteristiche individuali e contestuali.

Per questo motivo è importante non ridurre la plusdotazione a un semplice numero.

Un punteggio elevato in un test cognitivo può rappresentare un elemento importante della valutazione, ma comprendere una persona significa andare oltre il punteggio e osservare il suo profilo nel suo insieme.

Un funzionamento che può essere molto diverso da persona a persona

Non esiste un unico modo di essere plusdotati.

Alcune persone possono presentare capacità elevate in modo relativamente omogeneo, mentre altre possono mostrare un profilo molto più disomogeneo, con differenze significative tra le diverse aree cognitive.

Queste differenze possono diventare particolarmente importanti quando si osserva il funzionamento quotidiano.

Una persona può, per esempio, mostrare capacità di ragionamento molto avanzate e contemporaneamente incontrare difficoltà in altri ambiti. Può comprendere rapidamente concetti complessi ma faticare davanti ad attività ripetitive; può avere interessi molto approfonditi ma trovare poco stimolanti alcune richieste scolastiche; può mostrare una notevole capacità di ragionamento ma non ottenere risultati che sembrino proporzionati alle proprie capacità.

La ricerca recente sottolinea infatti l'eterogeneità dei profili dei bambini identificati come plusdotati e l'importanza di non considerare la giftedness come una condizione caratterizzata da un unico profilo cognitivo.

Un alto potenziale non garantisce il successo

Uno dei miti più diffusi è che un bambino con elevate capacità cognitive sia destinato naturalmente a ottenere ottimi risultati.

Non è così.

Il potenziale rappresenta una possibilità, non un risultato già raggiunto.

Affinché le capacità possano trasformarsi in competenze e, successivamente, in forme di talento, entrano in gioco numerosi fattori: la qualità delle esperienze educative, la motivazione, gli interessi personali, le caratteristiche emotive e relazionali e la possibilità di incontrare contesti sufficientemente stimolanti.

La National Association for Gifted Children sottolinea proprio come gli studenti con plusdotazione abbiano bisogno di opportunità educative adeguate per poter sviluppare il proprio potenziale. L'identificazione e il supporto educativo possono quindi rappresentare importanti condizioni per favorire lo sviluppo delle capacità.

Questo non significa, naturalmente, che l'identificazione precoce sia una condizione assoluta senza la quale il potenziale non possa svilupparsi. Significa piuttosto che riconoscere le caratteristiche della persona può permettere all'ambiente di rispondere in modo più adeguato ai suoi bisogni e alle sue modalità di apprendimento.

Il rischio di confondere capacità e rendimento

Proprio perché spesso si pensa che un bambino intelligente debba necessariamente andare bene a scuola, possono essere difficili da riconoscere quelle situazioni in cui esiste una distanza tra potenziale e rendimento.

Un bambino può avere capacità cognitive elevate e, allo stesso tempo, mostrare un rendimento scolastico nella media, discontinuo o persino inferiore alle aspettative.

Questo può accadere per molte ragioni e non dovrebbe portare automaticamente a concludere che la valutazione cognitiva sia “sbagliata” o che il bambino non sia realmente plusdotato.

Al contrario, una discrepanza tra capacità e rendimento può rappresentare un elemento da approfondire.

È proprio per questo che, nella valutazione, può essere importante osservare non soltanto il livello generale delle capacità cognitive, ma il profilo individuale, le differenze tra le diverse aree, il funzionamento emotivo e le caratteristiche del contesto.

Anche il contesto fa la differenza

Famiglia e scuola hanno un ruolo importante nello sviluppo delle potenzialità.

Un ambiente sufficientemente stimolante può favorire la curiosità, l'apprendimento e la motivazione. Al contrario, un ambiente che non riconosce le caratteristiche del bambino può generare noia, disinvestimento, frustrazione o una progressiva perdita di motivazione.

Questo non significa che ogni difficoltà scolastica di un bambino plusdotato sia necessariamente causata dalla scuola, né che ogni comportamento problematico sia espressione della plusdotazione.

Significa piuttosto che il funzionamento della persona va sempre compreso all'interno della relazione tra caratteristiche individuali e ambiente.

Perché è importante una valutazione?

Una valutazione della plusdotazione non dovrebbe avere come unico obiettivo quello di stabilire se una persona sia “più intelligente della media”.

Il suo significato può essere molto più ampio.

Una valutazione può aiutare a comprendere:

  • quali sono i principali punti di forza cognitivi;

  • se il profilo è omogeneo o presenta differenze significative tra le diverse aree;

  • quali modalità di elaborazione delle informazioni sembrano maggiormente caratterizzare la persona;

  • se esiste una discrepanza tra potenzialità e rendimento;

  • quali eventuali difficoltà possono interferire con l'espressione delle capacità;

  • quali risorse possono essere valorizzate nei contesti scolastico, familiare e quotidiano.

In questa prospettiva, la valutazione non serve semplicemente a dare un'etichetta, ma può diventare uno strumento per comprendere meglio il funzionamento della persona.

Plusdotazione e sviluppo: comprendere prima di giudicare

Essere plusdotati non significa essere necessariamente più maturi, più motivati, più equilibrati o più capaci in ogni ambito.

Significa presentare caratteristiche di funzionamento che possono distinguersi da quelle della maggior parte dei coetanei e che meritano di essere comprese nella loro specificità.

Per questo credo sia importante andare oltre alcune rappresentazioni semplicistiche della plusdotazione: il bambino “genio”, quello che non ha bisogno di aiuto, quello che va sempre bene a scuola o quello che deve necessariamente trasformare le proprie capacità in risultati eccezionali.

Dietro un alto potenziale c'è prima di tutto una persona, con una propria storia, caratteristiche individuali, risorse, difficoltà, interessi e bisogni.

Comprendere queste caratteristiche può permettere di costruire condizioni più favorevoli allo sviluppo delle potenzialità e, soprattutto, di aiutare la persona a comprendere meglio il proprio modo di funzionare.

Ed è proprio da qui che, a mio avviso, dovrebbe partire il lavoro sulla plusdotazione: non dalla ricerca di un'etichetta, ma dalla comprensione della persona.

Riferimenti essenziali